iNational Gallery of ArtNational Mall
Che cosa significa avere una «patria» quando a definirla sono gli spostamenti, la memoria e il cambiamento? East Building Mezzanine.
Una delle opere è una barca di legno lunga circa 3,7 metri, dipinta d’arancione all’interno. Luis Cruz Azaceta ha vissuto l’uragano Katrina a New Orleans e ha ricoperto lo scafo con i detriti lasciati dall’alluvione: pali di recinzione spezzati, trappole per topi, componenti elettrici e una vela armata con un remo e fili elettrici.
È una delle poco più di 20 opere della collezione della Gallery, esposte in tre sezioni in un’unica galleria sul mezzanino. Il percorso inizia con la grande opera al neon di Claire Fontaine, The Isle of Tears, dedicata a Ellis Island, prosegue con opere sulla memoria, come il dipinto di Kay WalkingStick del North Rim del Grand Canyon, e si conclude con opere che raccontano la nostalgia per una patria o la distanza da essa. I punti di partenza degli artisti comprendono Cuba, El Salvador, Cina e India.
La mostra si trova nella Gallery E214, sull’East Building Mezzanine; l’ingresso è gratuito e non serve alcun pass. È visitabile fino al 1º agosto 2027. La galleria chiude l’11 gennaio 2027 durante la sostituzione delle opere su carta sensibili alla luce.
La barca di Azaceta legata a Katrina
Cerca una barca di legno lunga 12 piedi, legata con pali di recinzione spezzati, trappole per topi e ritagli di compensato. L’interno è dipinto d’arancione, un colore che Azaceta associa all’inferno.
ARK di Azaceta
Dalla crisi dei balseros cubani degli anni Novanta: un autoritratto emaciato, con un braccio trasformato in un remo; sopra di lui, Polaroid di balseros e uno squalo sono appesi a corde dipinte.
Retablo di Maravilla del gennaio 1984
Una scena dipinta: su un campo da calcio, un ragazzo vestito da Transformer e, sopra di lui, una donna mascherata in rosa che percuote un triangolo. La scena è racchiusa in una cornice di forme appuntite, simili a radici.
Le nove case di Zarina
Piccole acqueforti, ciascuna intitolata con il nome di una casa che Zarina ha creato e gli anni in cui vi ha vissuto: da Bangkok 1958 a una stanza di quattro tatami e mezzo a Tokyo, fino a New York.
La mappa specchiante di Hank Willis Thomas
Una mappa in acciaio inossidabile lucidata a specchio, in cui si vede riflessa la propria immagine; la domanda che pone è che cosa significhi patria per chi appartiene a una diaspora.
iNational Archives Museum
iHirshhorn Museum and Sculpture Garden
iHirshhorn Museum and Sculpture Garden