iCostruito nel 1898 da Joseph Maria Olbrich come manifesto architettonico del gruppo artistico della Secessione viennese, questo candido padiglione coronato da una cupola di foglie d'alloro sfoggia ancora il celebre motto «Al tempo la sua arte, all'arte la sua libertà». Oggi è uno spazio espositivo autogestito da artisti e dedicato all'arte contemporanea internazionale, con diverse mostre personali allestite contemporaneamente. Nel piano interrato è esposto in modo permanente il Fregio di Beethoven (1902) di Gustav Klimt.

Pioniere della sound art, Bernhard Leitner presenta installazioni sonore immersive, tra novità e lavori storici, compresi uno spazio acustico legato all'elemento dell'acqua e una Sound Couch percepibile con tutto il corpo.

Le nuove sculture in vetro, i suoni e gli elementi spaziali di Lap-See Lam esplorano la diaspora e la memoria familiare, attraverso forme vitree che richiamano il bambù e un paesaggio sonoro legato a Hong Kong.

Fogli che riportano i nomi di persone schiavizzate fuggite verso la libertà — ciascuno corredato da data, luogo e un fiore dipinto — rivestono le pareti, mentre la voce di Ellis ne scandisce i nomi ad alta voce.

L'artista giapponese Yoshinori Niwa, di stanza a Vienna, mette in scena opere partecipative e performative che interrogano le dinamiche di potere, il coinvolgimento del pubblico e la società.

L'artista di Los Angeles Beaux Mendes interroga i legami tra pittura di paesaggio, potere e colonialismo attraverso dipinti e sculture realizzati durante una residenza a Vienna.

L'artista polacca Iza Tarasewicz realizza grandi installazioni modulari a partire da materiali di recupero, traendo ispirazione dalla filosofia, dalla fisica quantistica e dalla teoria del caos.
Piccoli dipinti a olio realizzati seguendo regole che l’artista si è imposta sul formato, sulla tavolozza e sull’ordine dei colori; prendono forma lentamente, per strati che nascondono il lavoro precedente.
Opere fotografiche e scultoree sugli effetti ecologici e psicologici dell’estrazione, con superfici lucide segnate da bolle d’aria, polvere e crepe.
L’artista congolese si serve degli archivi fotografici coloniali per interrogarsi su come l’impero abbia plasmato i paesaggi e le immagini, in dialogo con l’apparato ornamentale dell’edificio della Secessione.
Dipinti perlopiù di piccolo formato, a cavallo tra architettura, interni, figurazione e astrazione, con telai a vista e supporti traslucidi al posto della tela.
Immagini in movimento, suono e performance esplorano il modo in cui l’IA genera immagini e identità, anche attraverso The Zizi Show, un cabaret drag realizzato con deepfake.
Dalla fine degli anni Sessanta, opere che spaziano tra fotografia, video e scultura, con velluto drappeggiato, marmo e gesso e la piega come motivo centrale.
Friedrichstraße 12, 1010 Vienna, Austria
Fermata più vicina: Karlsplatz (U1, U2, U4) e Oper/Karlsplatz (tram D, 1, 2, 62, 71)
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Da 13 €
Persone dai 65 anni in su €10; studenti sotto i 26 anni e visitatori con disabilità (+1 accompagnatore) €7.50; gratuito per i bambini sotto i 12 anni. Ingresso gratuito il primo mercoledì di ogni mese.
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