iThe Metropolitan Museum of Art · Upper East Side
Mette in dialogo opere contemporanee che si confrontano con la morte e immaginano l'aldilà con l'arte funeraria e i reperti dell'Egitto bizantino.
Al centro della Byzantine Crypt è appeso uno specchio con la scritta «Everything Will Be Taken Away»: la si legge con il proprio volto sullo sfondo. Everything #4 di Adrian Piper ricompare in altre quattro gallerie sulla Fifth Avenue e in una a The Met Cloisters; il critico del Wall Street Journal ha paragonato il percorso a una caccia al tesoro.
La Crypt è una galleria in mattoni, poco illuminata, ricavata nello spazio sotto la Grand Staircase. I gioielli, i tessuti, gli avori e le stele dell'Egitto bizantino, vecchi di 1.500 anni, sono esposti accanto a circa una dozzina di opere realizzate dal 1960 in poi che affrontano il tema della morte, come le fotografie di Paul Fusco scattate dal treno funebre di Robert F. Kennedy. Le opere contemporanee ruotano: se ne cerchi una in particolare, verifica che sia esposta prima di andare.
Secondo il Journal, la maggior parte degli accostamenti tra opere antiche e recenti è «tenuous at best», ma alcune delle opere più recenti sono profondamente commoventi. L'ingresso è compreso nel biglietto del Museum; la mostra si trova nella Gallery 302.
Gli specchi di Adrian Piper
Cerca gli specchi con la scritta «Everything Will Be Taken Away»: uno nella Crypt, quattro in altre gallerie sulla Fifth Avenue e uno nella Gothic Chapel dei Cloisters.
Il treno funebre di RFK fotografato da Paul Fusco
Fotografie scattate dal treno funebre di Robert F. Kennedy nel giugno del 1968: la folla costeggia i binari e guarda verso la macchina fotografica.
Le ossa di vetro di Michael Aschenbrenner
Ossa rotte di vetro, ricomposte con fili metallici e strisce di tessuto e steccate con sottili rametti, dalla sua Damaged Bone Series del 1990.
Persephone di Anita Huffington
Un torso femminile in alabastro rosa, dallo stile classico, scolpito in memoria della figlia dell'artista, morta a 23 anni.
Le sculture in osso dionisiache
Piccole placche del IV-VI secolo raffigurano Dionysos, Silenus, Victory e il Nilo: il Journal sottolinea che celebrano, anziché commemorare con un lamento.
Cerchi accostamenti stretti tra opere antiche e recenti: secondo il critico del WSJ, la maggior parte dei legami è «tenuous at best».