iGropius BauKreuzberg
Circa 130 opere dedicate a migrazione per lavoro, esilio, diritto all'abitare, razzismo e solidarietà a Kreuzberg dall'epoca dei cosiddetti «Gastarbeiter», tra testimonianze storiche raramente esposte e nuove commissioni.
Prima ancora di entrare davvero, vi accoglie un bambino. Kind (1980) di Vlassis Caniaris indossa un maglione di lana a quadri verdi e gialli e jeans a zampa. La sua bicicletta Bonanza ha la ruota anteriore sgonfia; la testa è una struttura di filo metallico arrotolato e il mulinello giocattolo che tiene nella mano tesa ha smesso di girare.
Circa 130 opere di oltre 40 artisti occupano undici sale tematiche al primo piano, dedicate, tra l’altro, alla corrispondenza epistolare, alle lotte politiche dei lavoratori migranti e alla strada come spazio di gioco. La maggior parte degli artisti arrivò a Berlino Ovest negli anni Settanta e Ottanta; opere meno recenti, raramente esposte, sono accostate a nuove commissioni. La critica di Berlin Art Link ha riconosciuto alla mostra il merito di contestare l’idea che le vite dei migranti si possano leggere soltanto attraverso il lavoro e la discriminazione: qui dipingono, fotografano e si scrivono.
Sappiate cosa vi aspetta: l’avvertenza sui contenuti del museo segnala razzismo, violenza e suicidio. I biglietti costano 15 €, 10 € il ridotto; il Gropius Bau è chiuso il martedì.
Kind di Vlassis Caniaris (1980)
All’ingresso cercate la figura del bambino, con un maglione di lana a quadri e jeans a zampa, accanto a una bicicletta Bonanza con la ruota sgonfia e una testa fatta di filo metallico arrotolato.
Hopscotch di Vlassis Caniaris (1974)
Figure senza testa dalle sembianze umane, con valigie, circondano una griglia per il gioco della campana tracciata col gesso sul pavimento; nelle caselle compaiono parole come Ausländerpolizei.
Le operaie e gli operai Siemens di Monika Sieveking (1973)
Un ritratto di gruppo di operaie e operai in abiti da lavoro e vestiti quotidiani, dipinto dopo che Sieveking li aveva visti mangiare accanto ai macchinari, perché non c’era una sala per le pause.
Le due panchine di Sarah Haffner
Un dipinto con due panchine affiancate: su una è stampato Nur für Arier, sull’altra è scarabocchiato Türken raus.
Analphabeten in zwei Sprachen (1975)
Il film di Mehrangis Montazami-Dabui sui figli dei lavoratori ospiti, che non parlano fluentemente né il turco né il tedesco, viene proiettato su un ingombrante monitor a tubo catodico, di fronte alle fotografie di strada di Kreuzberg scattate da Esther Friedman alla fine degli anni Settanta.
Cercate un pomeriggio leggero: l’avvertenza sui contenuti del museo segnala razzismo, violenza e suicidio.
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