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Installazione video multischermo che critica i sistemi che decidono quali vite siano considerate degne di protezione, mettendo al centro le voci indigene che rivendicano i diritti alla resistenza e alla sopravvivenza.
Anteprima: scritta prima dell'apertura della mostra
Una delle figure in questa videoinstallazione è una bambina, e Artspace spiega che la scelta è deliberata: la sua presenza mette alla prova l’idea che vengano creduti solo gli adulti o i testimoni già riconosciuti. Hayley Millar Baker, artista Gunditjmara, Djab Wurrung e Taungurung, ha realizzato l’opera su commissione per le Main Galleries, come importante progetto personale.
Non c’è un unico schermo da guardare. L’opera si sviluppa come un ambiente audiovisivo in movimento continuo: lo si attraversa mentre immagini e suoni cambiano intorno, senza che ci sia un punto da cui si possa avere una visione autorevole. La colonna sonora è imperniata su una poesia spoken word scritta da Millar Baker, in cui le voci indigene si riuniscono per rivendicare il diritto alla resistenza, alla dignità e alla sopravvivenza.
L’ingresso è gratuito, da martedì a domenica, dalle 11 alle 17. Le gallerie riaprono dopo l’allestimento il 23 ottobre; l’inaugurazione gratuita si tiene giovedì 22 ottobre, dalle 18 alle 21, previa registrazione. Lo stesso giorno aprono la mostra di CAO Yu all’Ideas Platform e gli stendardi di Dana Claxton sull’edificio.
La poesia spoken word
Ascoltate la poesia scritta da Millar Baker, che fa da perno al paesaggio sonoro e riunisce le voci indigene in una forza collettiva che rivendica il diritto alla resistenza, alla dignità e alla sopravvivenza.
La bambina sullo schermo
Cercate la bambina tra le figure proiettate: la sua presenza mette in discussione l’idea che una testimonianza abbia valore solo se viene da un adulto o da un testimone riconosciuto.