iInstitute of Contemporary Art / BostonSeaport
Oltre 50 opere entrate a far parte della ICA Collection grazie al contributo di Fotene Demoulas e Tom Cote, con lavori di Laura Owens, Njideka Akunyili Crosby, Olga de Amaral, Sarah Sze e Lorna Simpson.
La prima parete è tappezzata di sconosciuti. Lorna Simpson ha raccolto in tutto il paese 85 ritratti in bianco e nero realizzati nelle cabine fotografiche tra il 1925 e il 1960; li ha incorniciati in piccolo formato e appesi insieme a disegni a rilievo dorato e opere in bronzo: 122 pezzi in tutto. Tutte le persone ritratte sono nere, e l’opera dà il titolo alla mostra.
Oltrepassata la parete, si incontrano 20 opere di 17 artiste, tutte donate o promesse all’ICA dai collezionisti Fotene Demoulas e Tom Coté; diverse sono esposte per la prima volta. Si passa dalla chaise longue di Mickalene Thomas, tempestata di strass, all’opera realizzata in studio da Sarah Sze, alta oltre due metri e mezzo: da lontano sembra vetro in frantumi, finché non ci si avvicina abbastanza da distinguere i Post-it.
The Arts Fuse l’ha definita «una rappresentazione fedele» dell’obiettivo del museo: dare spazio ad artiste a lungo trascurate. La mostra è allestita nella Kim and Jim Pallotta Gallery fino al 31 dicembre; l’ingresso è compreso nel biglietto da 20 dollari, ed è gratuito il giovedì dalle 17 alle 21, con prenotazione anticipata.
Lorna Simpson, To My Best Friend (2013)
Cercate gli 85 piccoli ritratti incorniciati, realizzati nelle cabine fotografiche e raccolti negli Stati Uniti: ritraggono persone nere e risalgono al periodo tra il 1925 e il 1960. Occupano la grande parete che apre la mostra.
Sarah Sze, Surround Sound (After Studio) (2019)
Da lontano, l’opera in tre parti, alta oltre due metri e mezzo, sembra vetro in frantumi; da vicino si riconoscono immagini di altoparlanti, Post-it, imballaggi strappati e superfici specchianti provenienti dal suo studio.
Olga de Amaral, Bruma W (2018)
Fili di lino scendono a cascata da un pannello di legno e si dissolvono in una foschia: è l’effetto evocato dal titolo, perché bruma in spagnolo significa foschia.
Mickalene Thomas, Monet's Salon (2012)
Dipinti a campiture di colore, appesi secondo l’allestimento tipico di un salone, circondano una chaise longue tempestata di strass e finestre semitrasparenti: lo studio di Monet, scomposto e ricomposto.
Njideka Akunyili Crosby, The Beautiful Ones Series #7 (2018)
Una giovane ragazza nera è in piedi, con le braccia incrociate e lo sguardo rivolto verso di voi; alle sue spalle, auto gialle e immagini fotografiche incorporate nella pittura.
L’ingresso è sempre gratuito per i visitatori fino ai 18 anni compresi.
iOld State House
Gibson House Museum
iHarvard Museum of Natural History