iPunta della Dogana · Dorsoduro
La più ampia mostra europea dedicata a Lorna Simpson da oltre un decennio: una cinquantina di dipinti, collage, sculture, installazioni e film che esplorano la memoria, la rappresentazione e l’identità.
In un punto del percorso si è invitati a prendere un gong e a percuotere una fila di campane tibetane in ossidiana, disposte su lastre di porfido sovrapposte. La critica di AnOther ha definito il suono «un coro di struggente bellezza».
L’opera è esposta insieme a una cinquantina di lavori realizzati nell’arco di vent’anni: dipinti, collage, sculture e film, alcuni creati appositamente per questo edificio. La prima sala si apre su una colonna di riviste Ebony e Jet alta quasi quattro metri e su fotografie del movimento per i diritti civili, ingrandite e ridipinte. Seguono dipinti artici nei toni del blu e del grigio, composti a partire da fotografie di spedizioni polari, poi una sala con quaranta collage. La mostra si conclude nel Cube di Tadao Ando, con grandi ritratti di donne.
AnOther l’ha definita una delle mostre più emozionanti della stagione della Biennale. L’avvertimento di ATP Diary è fondato: Simpson non punta mai sulla bellezza convenzionale della pittura. Il biglietto da 20 € dà accesso anche a Palazzo Grassi; l’ingresso è gratuito per chi ha meno di 20 anni. La mostra è chiusa il martedì e l’ultimo ingresso è alle 17:00.
La più ampia mostra europea di Lorna Simpson da oltre un decennio: una cinquantina di dipinti, collage, sculture, installazioni e film dedicati alla memoria, alla rappresentazione e all’identità.
Black Totem (2025)
Nella prima sala, una colonna alta quasi quattro metri di riviste Ebony e Jet impilate, sormontata da blocchi di vetro a forma di cubetti di ghiaccio fuori misura.
Three Figures (2014)
Dodici pannelli ingrandiscono una fotografia di tre persone investite dai getti d’acqua della polizia durante le proteste per i diritti civili a Birmingham nel 1963, sovrapposta a inchiostro.
Vibrating cycles (2026)
Campane tibetane in ossidiana su strutture di porfido sovrapposte, simili ad altari; i visitatori sono invitati a percuoterle con un gong.
The Unanswerable collages
Piccole scene domestiche surreali: un cervo con la testa di una donna disteso su un letto e stanze sommerse da neve, fuoco e nuvole.
I ritratti nel Cube di Ando
L’ultima sala ospita grandi dipinti di donne nere, nei toni intensi del blu, del nero e del grigio iridescente, punteggiati d’oro.
Preferisci evitare immagini di violenza della polizia: le fotografie delle proteste per i diritti civili sono al centro della prima sala.
L’ingresso è gratuito per chi ha meno di 20 anni. Alcuni dipinti sono composti a partire da fotografie della polizia che spruzza getti d’acqua sui manifestanti durante il movimento per i diritti civili degli anni Sessanta.