iPeggy Guggenheim Collection · Dorsoduro
Vetro muranese del dopoguerra realizzato dalla Fucina degli Angeli di Egidio Costantini, fondata nel 1955, che trasformò i progetti degli artisti in opere di vetro con il sostegno di Peggy Guggenheim.
Anteprima: scritta prima dell'apertura della mostra
Jean Cocteau diede il nome al laboratorio: Fucina degli Angeli. Egidio Costantini lo aprì come galleria del vetro a Campo Santi Filippo e Giacomo nel 1955 e, per decenni, trasformò nelle fornaci di Murano i progetti di Picasso, Max Ernst, Arp e Fontana in opere di vetro. Peggy Guggenheim ne acquistò alcuni pezzi, lo sostenne nei momenti decisivi e lo aiutò a trovare acquirenti all’estero.
Oltre cento opere ripercorrono in ordine la storia della Fucina, dai primi lavori ispirati alle ceramiche di Braque e Picasso agli esperimenti degli anni Ottanta. Accanto ai vetri sono esposti i disegni, i dipinti e i documenti d’archivio da cui nacquero, per seguire il percorso di un’opera dallo schizzo alla fornace. Una sezione è dedicata agli artisti giapponesi presenti a Venezia negli anni Sessanta e Settanta, fra cui Yokoo Tadanori. A Venezia il vetro di Murano si vende a ogni ponte, da San Marco al Rialto; qui c’è la serie progettata da Max Ernst.
Prima dell’inaugurazione, il 30 ottobre la curatrice Cristina Beltrami tiene un incontro online gratuito (è richiesta la registrazione). Le visite serali che condurrà a novembre e gennaio sono riservate ai soci.
Vetri muranesi del dopoguerra provenienti dalla Fucina degli Angeli di Egidio Costantini, fondata nel 1955 per trasformare in vetro i progetti degli artisti e sostenuta anche da Peggy Guggenheim. Non si tratta del vetro di Murano venduto nei negozi vicino al Rialto.
Max Ernst, King and Queen (1964)
Cerca le due figure, alte circa 54 cm, modellate a caldo in cristallo trasparente, con uno strato verde racchiuso all’interno e vetro nero macinato.
Jean Cocteau, Billy Goat (or Lucifer) (1962)
Un capro in vetro color ametista soffiato, delineato in nero e montato su un supporto metallico, opera dell’uomo che diede il nome alla Fucina.
Jean Arp, Doll (1963-64)
Una figura alta 63 cm in vetro color ametista modellato a caldo, concessa in prestito dalla Fondazione Marguerite Arp di Locarno.
Arman, Procession (1966)
Un pannello da parete largo più di un metro, composto da vetro stampato semiridescente, color paglia e opalino, montato in acrilico.