iMuseum of Modern Art (MoMA) · Midtown Manhattan
Una commissione site-specific di grande formato per l'atrio del MoMA: un caleidoscopio di colori vivaci e motivi astratti che si estende dal pavimento al soffitto, dipinto in sei settimane e per la prima volta ispirato alla musica.
Entrate da 53rd Street, superate i controlli di sicurezza e, sopra di voi, il muro sotto cui passate si apre in un motivo irregolare di rombi e cubi, che poi si infittisce in righe ordinate man mano che il giallo si fa più intenso. Odita e il suo team hanno dipinto l’intero atrio, dal pavimento al soffitto, con 192 colori personalizzati di vernice per interni Benjamin Moore.
L’opera è suddivisa in sezioni numerate, ciascuna legata a un brano della playlist di 23 tracce dell’artista, che spazia dai Led Zeppelin e Fela Kuti a Bill Withers e Miles Davis. Basta inquadrare un codice QR e ascoltare dal telefono. Vicino al guardaroba, una scalinata di angoli colorati rende omaggio a Duchamp.
Joe Fyfe, del Brooklyn Rail, ne ha lodato la «generale assenza di spettacolarità» e ha osservato che, in quattro visite, non ha mai visto nessuno prestarle particolare attenzione. Ma l’opera ripaga chi si ferma: più a lungo si osserva una sezione, ha scritto, più questa rivela la propria complessità. L’atrio è gratuito e aperto a tutti: non serve un biglietto per le gallerie per vederlo.
Il muro all’ingresso di 53rd Street
Alzate lo sguardo mentre gli passate sotto: il motivo irregolare di rombi e cubi si infittisce in righe ordinate man mano che il giallo si intensifica.
Il muro occidentale a due piani
Lunghe righe verticali sono interrotte da piani diagonali allungati; a sorprendere sono alcuni discreti spicchi verde lime.
Le colonne quadrate vicino alle biglietterie
Un lato è coperto da colori variegati, l’altro perlopiù da fasce color beige: dove i due bordi si incontrano, sembrano riflettersi a vicenda.
La scalinata ispirata a Duchamp vicino al guardaroba
Invece di riempire il muro più grande, Odita ha dipinto una diagonale di angoli multicolori disposti come gradini, in omaggio a Nude Descending a Staircase (No. 2).
Cercate un effetto spettacolare: persino il critico che l’ha apprezzata ne ha lodato la «generale assenza di spettacolarità».