iArt Institute of Chicago · Grant Park / Loop
La prima retrospettiva completa dedicata alle fotografie di Lee Miller da oltre 25 anni, che ripercorre le tappe principali della sua straordinaria carriera, dai ritratti surrealisti ai reportage di guerra.
Verso la fine, una didascalia a parete cita il telegramma che Lee Miller inviò nel 1945 alla sua redattrice di Vogue a Londra: «VI IMPLORO DI CREDERE CHE SIA VERO». C’era già chi definiva una messinscena le notizie sui campi. A Buchenwald e Dachau, spesso si trovava a non più di tre metri dalle persone che fotografava.
Per arrivare a quella sala si attraversa un percorso di quasi 150 sue fotografie, nelle Galleries 1 to 4. Si apre con Miller modella di Vogue ritratta da Steichen, Hoyningen-Huene e Beaton, poi prosegue con gli anni parigini accanto a Man Ray, quando i due misero a punto insieme la solarizzazione, e con il Cairo e i ritratti di amici, da Chaplin a Picasso. Due sale dedicate al reportage di guerra la seguono dalla Francia, attraverso l’Ungheria, fino alla Romania; nell’ultima, un attore legge ad alta voce i suoi dispacci.
Secondo il recensore di Newcity, i soffitti più bassi di questa sezione, dopo Parigi, la rendono «più intima, in un certo senso, come se si venisse messi a parte di un segreto». L’ingresso è compreso nel biglietto del museo; il giovedì il museo resta aperto fino alle 20 e la mostra chiude il 7 dicembre.
Il preservativo infilato su una mano
Una fotografia cruda e dai forti contrasti, risalente agli anni parigini intorno al 1930: un preservativo infilato su una mano, soggetto sessuale audace del tipo che attirava a Miller tanto i surrealisti quanto i redattori di moda.
St. Malo vista da una finestra
Nelle sale dedicate alla guerra, la sua immagine della riconquista di St. Malo nell’agosto del 1944 inquadra, attraverso una finestra, le bombe alleate sul porto: un’immagine nell’immagine.
Due bambini in un rifugio antiaereo in giardino
Due bambini tedeschi giocano nel rifugio antiaereo del giardino della loro famiglia; i loro genitori possedevano una fabbrica che funzionava grazie al lavoro degli schiavi.
I dispacci dell’ultima sala
Nella sala, citazioni dalle bozze per Vogue, dalle lettere private e dagli articoli pubblicati da Miller su Buchenwald, Dachau e le residenze di Hitler a Monaco e in Baviera ricoprono le pareti, mentre un attore, in una registrazione, legge le sue parole.
Se vieni con bambini piccoli: l’ultima sala presenta le fotografie di Miller scattate a Buchenwald e Dachau.
I minori di 14 anni entrano gratis, ma l’ultima sala presenta le fotografie di Miller scattate nei campi di Buchenwald e Dachau, che il recensore di F Newsmagazine ha trovato sconvolgenti e brutali.
iChicago Architecture Center
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