iVox Populi · Callowhill / Chinatown North
Otto artisti e collettivi si confrontano con la memoria, il lutto, la parentela queer e la trasformazione attraverso installazioni, performance, video, opere sonore e pittura, attingendo alla mitologia del fènghuáng.
La mostra prende il nome da un unico carattere. 變 (biàn), scrivono i curatori, significa tessere seta e parole piegando le mani e oscilla tra movimento, caos, rivolta e cambiamento. Il suo emblema è il fènghuáng, l’uccello bigender della mitologia cinese che protegge il Sud e il Fuoco.
Otto artisti e collettivi si distribuiscono in due sale. Gallery One ospita Cynthia Zhou, le cui opere pittoriche più recenti affrontano il mito del cowboy e i lavoratori cinesi delle ferrovie; Zainab Zulfiqar, che si è formata nella pittura di manoscritti a Lahore; e Rah Gerg, Voyo Woo e il MengCheng 梦城团 Collective, radicato a Memphis. Si passa poi al Black Box, dove espongono Sarah Trad, la scultrice del suono Kat Nzingha e CAO Collective 离离草, il gruppo degli stessi curatori.
La mostra offre un ampio ventaglio di installazioni, performance, video, opere sonore e pittura, con opere sul lutto e sulla parentela queer. L’ingresso è gratuito. La mostra si trova al terzo piano di Vox ed è aperta il giovedì dalle 16 alle 18 e dal venerdì alla domenica dalle 12 alle 18, fino al 15 novembre. Il First Friday del 6 novembre si svolge dalle 18 alle 22 e include una performance diretta da Rah Gerg alle 19.