iMuseo Tamayo Arte Contemporáneo · Bosque de Chapultepec
L’edificio brutalista del museo, progettato da González de León e Zabludovsky, viene riletto attraverso l’idea di «cosmotechnics» di Yuk Hui in occasione del suo 45º anniversario.
Il museo descrive il proprio edificio come una serie di piattaforme sovrapposte «senza finestre né porte», ruotate di 45 gradi rispetto al cortile. È l’edificio il protagonista di questa mostra, a 45 anni dall’apertura del Tamayo e a un secolo dalla nascita del suo architetto, Teodoro González de León.
Sul mezzanino, il curatore Luis Eguiarte interpreta il progetto di González de León e Abraham Zabludovsky alla luce della «cosmotechnics» di Yuk Hui: il modo in cui la tecnica di una cultura lega i suoi valori alla natura. Ne fanno parte il cemento martellinato con marmo frantumato, i tetti a gradoni e le pareti inclinate, che danno forma a una piramide che emerge da Chapultepec, su un terreno un tempo occupato dall’Azteca Golf Club. Le piramidi più antiche della città furono erette sopra i templi; questa è sorta sopra i fairway.
Nel 1981, in occasione dell’inaugurazione, Rubén Aguilar scrisse su Mundo Nuestro che gli interni aperti e la luce continuavano a commuoverlo. Uscendo dal mezzanino, si è ancora dentro la mostra. Il biglietto costa 95 MXN; l’ingresso è gratuito la domenica. Il museo è chiuso il lunedì. Le visite guidate gratuite dedicate all’architettura, la domenica alle 12:00, accolgono 20 persone e vanno prenotate con una settimana di anticipo.