iMuseo Universitario Arte Contemporáneo (MUAC) · Ciudad Universitaria, Coyoacán
«Nuestras escuchas» («I nostri ascolti»): l’artista guadalupense Minia Biabiany indaga l’eredità coloniale dell’avvelenamento da clordecone e i modi di ascoltare la terra e l’acqua.
In una scena, alcune persone trasportano acqua in cesti, mettendo in atto il detto creolo chayé dlo an pannyé, usato per indicare qualcosa che non serve a nulla. In un’altra scavano la terra e vi seppelliscono dei vestiti: un riferimento diretto alle morti causate dal clordecone, il pesticida usato nelle piantagioni di banane della Guadalupa e della Martinica dagli anni Settanta agli anni Novanta, nonostante se ne conoscesse la tossicità.
Sala 3 ospita quattro opere di Minia Biabiany: un diagramma dei concetti alla base del suo lavoro, tracciato a gesso sulla parete; un’installazione video di 36 minuti realizzata con quattro persone dell’isola, tra cui una bambina di otto anni e una ricercatrice di fitochimica; sei capodogli in legno bruciato; e un film in bianco e nero di sette minuti. Si sentono voci per tutta la durata delle opere, ma nessuna parola o lingua riconoscibile: la voce diventa uno strumento che risponde all’acqua.
I due film durano complessivamente 43 minuti: calcola questo tempo se vuoi vederli per intero. Il biglietto costa 60 MXN; la domenica è ridotto della metà e il giovedì l’ingresso è gratuito dalle 18:00 alle 20:00.
L’acqua trasportata in cesti
Nel video principale, alcune persone trasportano acqua in cesti, mettendo in scena il detto creolo chayé dlo an pannyé, riferito a qualcosa che non serve a nulla.
I vestiti sepolti
Cerca le scene in cui i vestiti vengono interrati: un riferimento diretto alle morti causate dall’avvelenamento da clordecone.
Sei capodogli in legno bruciato
Sei sculture in legno carbonizzato hanno la forma di capodogli, una specie che vive al largo della Guadalupa ma è assente dai racconti e dalla memoria condivisa dell’isola.
Racconto breve con le onde
Un video in bianco e nero di sette minuti in cui voci umane, senza parole riconoscibili, rispondono al suono delle onde.
Il diagramma tracciato a gesso
La mappa dei concetti alla base del progetto di Biabiany, disegnata a gesso direttamente sulla parete di Sala 3.
Ti servono parole per seguire un film: in nessuno dei due video si riconoscono parole o una lingua.
I minori di 12 anni entrano gratis al MUAC. L’opera video principale affronta le morti causate dall’avvelenamento da pesticidi.